Vicenza, i funerali di Paolo Rossi: il Feretro portato a spalla dai Campioni dell'82

2020-12-12 17:27:00 attualità Scritto da: C.C.

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Si sono loro: Marco Tardelli, Giancarlo Antognoni, Antonio Cabrini e Fulvio Collovati, ex compagni di nazionale di Paolo Rossi nella vittoria del Mondale '82, sono tra coloro che hanno portato il feretro di Paolo Rossi nella cattedrale di Vicenza, dove si è svolta la cerimonia funebre.

All'esterno i cori della gente ad intonare 'Paolo! Paolo!.

Numerose le persone che hanno voluto portare l'ultimo saluto al campione.

Manifesti alle finestre e sui balconi nella città in cui l'attaccante si mise in luce nei primi anni della sua carriera.

Il presidente della Figc, Gravina, ha deposto una maglia azzurra della nazionale italiana con il n. 20 sul feretro del calciatore, davanti all'altare del Duomo di Vicenza.

All'interno del Duomo tra i 250 presenti anche, Bruno Conti, Roberto Baggio, Giuseppe Galderisi e Roberto Bettega. In chiesa sono stati portati anche gli stendardi di Vicenza e Juventus.

Poi è stato il figlio Alessandro, con al fianco Antonio Cabrini e dietro Giancarlo Antognoni, Claudio Gentile e Bruno Conti, a portare la bara all'esterno del Duomo, al termine dei funerali officiati da don Pierangelo Ruaro.

Il feretro del campione del Mondo, è stato accolta dagli applausi della gente assiepata all'esterno dietro le transenne. Commoventi i saluti, gli abbracci dei suoi ex compagni di Nazionale e del presidente della FIGC Gabriele Gravina alla moglie Federica e ai figli Alessandro, Sofia Elena e Maria Vittoria.

Altobelli: "Lui il più forte, difficile imitarlo"

"Paolo era il più grande di tutti, oltre che il più forte attaccante di tutti i tempi".

Con queste parole Alessandro Altobelli, all'esterno della cattedrale di Vicenza, prima dell'inizio dei funerali ha ricordato Paolo Rossi. "Di quel gruppo era un simbolo non solo in campo ma anche fuori e anche una volta lasciato il calcio - ha aggiunto l'ex campione - Eravamo entrambi attaccanti, ma lui era molto più forte di me.

Ho sempre cercato di copiare quello che faceva, ma le sue erano qualità naturali e imitarlo impossibile. Era sempre al posto giusto nel momento giusto, arrivava sempre prima.

A chi vuole giocare a calcio consiglio di vedere chi era Paolo Rossi, la sua grande professionalità".

Cabrini commosso: "Ciao Paolo, mio meraviglioso amico"

"Non ho perso solo un compagno di squadra, ma un amico e un fratello.

Insieme abbiamo combattuto, vinto e a volte perso, sempre rialzandoci anche davanti alle delusioni.Siamo stati parte di un gruppo, quel gruppo, il nostro gruppo.

Non pensavo ti saresti allontanato così presto, ma che avremmo camminato ancora tanto insieme".

Così Antonio Cabrini, ex compagno nella Juve e nella Nazionale, ricorda con la voce rotta dalla commozione Paolo Rossi.

"Già mi manchi, le tue parole di conforto, le tue battute e i tuoi stupidi scherzi. Le tue  improvvisate e il tuo sorriso. Mi manca proprio tutto di te, oggi voglio ringraziarti perchè se sono quello che sono lo devo anche al meraviglioso amico che sei stato", ha aggiunto.

"Io non ti lascerò mai, ma tu stai vicino a tutti noi, come io starò vicino a Federica e ai tuoi figli", ha concluso Cabrini.

Il sacerdote nell'omelia: "La sua grandezza è stata di essere un fuoriclasse, ma mai un personaggio"

"Ora ti allenerai nella Coverciano del cielo e giocherai con la Nazionale di lassù".

Così don Pietrangelo Ruaro, delegato dal vescovo di Vicenza Baniamino Pezziol, nel corso dell'omelia. "Paolo ha vissuto la malattia con il garbo e la discrezione di sempre.

La sua grandezza è stata di essere un fuoriclasse, ma mai un personaggio", ha spiegato.

Nel raccontare la fede di Paolo Rossi, che ha mosso i primi passi da calciatore nella squadra di un oratorio in Toscana, don Pierangelo ha citato le parole di San Paolo nella seconda lettera a Timoteo: "E giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede".

Rivolgendosi poi alla moglie Federica, ai figli Alessandro, Sofia Elena e Maria Vittoria, il sacerdote ha ricordato: "Ora tocca a voi raccogliere il suo testimone".

Quindi nel citare il testo di una canzone di Renato Zero, don Pietrangelo ha salutato così Paolo Rossi: "Grazie per aver fatto sognare tanta gente, ma anche per averci insegnato a vivere.

Grazie al Signore per avercelo donato".

La moglie: "Mi ha insegnato il coraggio"

"Mi auguro che lui possa aver visto tutto questo affetto - ha detto la moglie Federica al termine della messa - Ricordare certe cose fa male, però è giusto così: Paolo era della gente. Con la sua forza mi ha insegnato il coraggio".

L'ultimo viaggio lo riporterà nella natia Toscana. Prato gli vuole intitolare lo stadio, Perugia - dove il corpo verrà cremato - lo saluterà domani con una cerimonia privata al Curi.

Fonte : RAI NEWS