Spazio Teatro, Anglisani in “Giobbe” porta in scena un dolore antico

2019-03-10 16:30:00 cultura

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Di Gabriella Lax

«Una storia che racconta come di un dolore antico, la storia di tragedie plurime. Un Dio che dà e un Dio che toglie». Così Roberto Anglisani definisce “Giobbe. Storia di un uomo semplice”, diretto da Francesco Niccolini che ha anche curato l’adattamento del testo dal romanzo diJoseph Roth. Prosegue dopo una pausa di due settimane, l’appuntamento del sabato (in replica domenica pomeriggio) con “La casa dei racconti”, la stagione teatrale di SpazioTeatro a Reggio Calabria. Un monologo serrato, in cui, per un’ora e mezza, l’attore tiene incollato il pubblico, mentre dalle sue labbra, parola dopo parola dopo parola, si percorre una storia avvincente e amara che a tratti diventa esilarante che fa piangere e commuove. Una storia nella quale Anglisani resta fedele al suo “imprinting teatrale” basato sul principio che l’attore deve essere un portatore di  verità in scena. Per questo al protagonista non serve una scenografia. Basta una sedia bianca. E, come confesserà Anglisani, a fine pièce nel consueto incontro col pubblico,  il lavoro principale del regista in questo lavoro è stato quello di indicare «Alzati; siediti; solleva lo sguardo» o poco più.


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Il racconto, il cui narratore viene disvelato solo nel finale, ha come protagonista trent'anni di vita della famiglia di Mendel Singer, di sua moglie Deborah e dei suoi quattro figli. Incalzanti le parole che seguono la scrittura di Roth. Ma è una specialità di Anglisani tenere lo spettatore sospeso, quasi senza fiato, sul filo della narrazione. I suoi sguardi, i gesti e la mimica evocano immagini così precise che sembra di trovarsi davanti ad un film. «La sfida – spiega Anglisani – in questo spettacolo è stato, rispetto al testo originario, entrare ed uscire, riuscire a dare fluidità a qualcosa che nasce rigido. Perché le parole sono scritte sul un file, solo separate dagli spazi. Senza niente di più -  e il compito è stato quello di - maneggiare il ritmo, la tensione e l’attenzione». Giobbe nasce da molto lontano da un’estate in mezzo agli anni Ottanta, evidenzia l’attore che era al mare con una fidanzata e non aveva nulla da leggere. La ragazza, frugando tra le cose del padre, trovò la storia di Giobbe. E quella storia tenne Anglisani legato per due giorni fino ad arrivare alla fine, e fino ad essere un “pallino” che avrebbe voluto portare in scena. Così finalmente è stato. «Tutte le volte io vengo fecondato da un libro – afferma l’attore e poi chiarisce che - ogni spettacolo nasce dalla lettura di un libro, dall’emozione che provoca e che mi tocca fortemente. Allora capisco che quella  è una storia che posso raccontare».

Effettivamente le creazioni del passato confermano questa indicazione: a partire da “Giungla” che nasce dalla lettura de “Il libro della jungla”. E così ancor prima da “Giovanni Livigno” il piccone, ispirato al “Gabbiano Jonathan Livingston” e “Topo Federico racconta” dalle “Storie di Federico” di Leo Lionni. Instancabile Anglisani anticipa di essere al lavoro su uno spettacolo il cui racconto sarà in versi ed i dialoghi in prosa, sul tema del “minotauro” e così afferma «il verso deve diventare carne». Per “Giobbe” la consulenza letteraria e storica è di Jacopo Manna; costumi Mirella Salvischiani. Distribuito da Teatro d’Aosta, con la collaborazione di Festival Montagne Racconta (Montagne – Treville, TN), Festival Collinarea (Lari, PI). Foto MARCO COSTANTINO

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