Neonato ha bisogno di cure. Reggio-Polistena, andata e ritorno. Corsa contro il tempo per l'ambulanza

2019-01-23 20:17:00 attualità

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Riceviamo e pubblichiamo la lettera firmata di un nostro lettore

Caro direttore,

pochi giorni fa mi trovavo al pronto soccorso degli ospedali Riuniti di Reggio Calabria per ragioni familiari. Ma questa volta, contrariamente a quanto accade spesso, non intendo formulare critiche su attese o servizi di quello che è ormai l'unico vero pronto soccorso di una intera città metropolitana. No, questa volta vorrei partire da un episodio di cui sono stato testimone, per fare una riflessione più ampia sullo stato di salute della Sanità reggina e calabrese.

Erano poco dopo le 17, quando ho visto partire un'ambulanza. Sul portellone posteriore aveva un adesivo che non avevo mai visto prima. Mea culpa. C'era scritto "Sten". Per fortuna google serve anche a molte cose buone e così ho subito digitato "ambulanza sten" ed è venuta fuori una dicitura che non mi sarei mai aspettato: ambulanza di soccorso per trasporto neonatale. Incuriosito dalla situazione, ho chiesto qualche informazione e mi è stato spiegato dalla gente presente lì vicino che quel mezzo stava partendo dal Grande ospedale metropolitano per andare sino a Polistena. Lì avrebbe dovuto caricare a bordo un neonato che si trovava in condizioni difficili per riportarlo nuovamente a Reggio Calabria, dove possiamo contare su un reparto all'avanguardia. 

Le lunghe attese al pronto soccorso di cui sopra ci hanno permesso di assistere anche al rientro dell'ambulanza, avvenuto intorno alle 19. Due ore di viaggio, fra andata e ritorno.

Ma perché il mezzo è dovuto partire da Reggio Calabria per giungere fino a Polistena e poi rientrare? Semplice: evidentemente in tutta la Piana di Gioia Tauro non esiste un'ambulanza che sia attrezzata per il trasporto neonatale. Ora, per carità, sicuramente esistono molti aspetti più critici che gli specialisti di settore affrontano ogni giorno. Ma da padre e da cittadino reggino mi domando: esiste qualcosa di più urgente di un bimbo appena nato che ha bisogno di cure? È pensabile che nel 2019 si debba assistere ancora a viaggi della speranza addirittura all'interno della stessa provincia? Cosa ne pensano i nostri governanti? Mi auguro, in tutta sincerità, che il nuovo commissario Cotticelli possa prendere in mano la situazione e restituire un po' di dignità a noi calabresi che non solo rischiamo ogni giorno di essere curati in modo non adeguato per mancanza di strutture e attrezzature - non certo di professionalità - ma addirittura abbiamo un diritto alla nascita che, qualora debba avvenire in provincia, rischia di essere appeso ad eventuali intoppi che quell'ambulanza potrebbe avere nel corso del suo viaggio Reggio-Polistena, andata e ritorno. 

Ho avuto modo di leggere più volte nel corso di questi mesi gli interventi autorevoli di parlamentari reggini come il senatore Marco Siclari e l'onorevole Francesco Cannizzaro che hanno parlato a più riprese di Sanità, di commissariamento, di miglioramento delle condizioni e della fine della stagione dell'emigrazione sanitaria verso le regioni del Nord. Ebbene, a loro intendo rivolgermi: cari parlamentari, fino a quando la vita di un bambino sarà legata al sottile filo di una corsa in ambulanza fra l'A2 e la famigerata S. S. 682 e relativo percorso di rientro, ci sarà poco da fare. Saremo tutti costretti a pensare di dover fuggire altrove, anche per far nascere i nostri figli. A meno di non voler risiedere tutti in prossimità del Grande ospedale metropolitano. Ed allora perché non pensare seriamente di valorizzare delle strutture, proprio per la particolare conformazione del nostro territorio che impone distanze serie, che siano in grado di assicurare tutti i servizi di emergenza, a qualsiasi livello, demandando ai centri specializzati solo gli interventi successivi e non "salva vita"?  Lo dico da non esperto del settore, ma da semplice cittadino che vorrebbe per la sua terra nulla di più che una maledetta normalità. Quella dove nascere in condizioni difficili, nel territorio di provincia, non debba significare una prima rischiosa scommessa con la vita. 

Lettera firmata


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