Morte Madalina, la Procura chiede l'archiviazione del caso. Verità sempre più lontana?

2017-05-16 09:40:00 cronaca

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Di Gabriella Lax - Il caso del decesso misterioso di Madalina Pavlov potrebbe essere archiviato. È arrivata qualche giorno fa la richiesta da parte della Procura reggina in relazione alla morte della ragazza romena ventunenne trovata cadavere ai piedi di un palazzo in via Buozzi a Reggio Calabria il 21 settembre del 2012. Certo è che il legale della donna l’avvocato romano Antonio Petrongolo ha presentato opposizione all’archiviazione motivandola con ben diciotto pagine di motivazioni che conosceremo a breve. Una scelta quella del pubblico ministero Teodoro Catananti che ha portato dolore e sgomento nella famiglia della giovane, soprattutto nella madre Gabriella Cutulencu che si batte perché venga fatta giustizia e si scopra cosa realmente è accaduto in quella sera di fine estate. Madalina aveva preso la patente quella mattina e l’aveva mostrata orgogliosamente alla madre. Sarebbe partita per Sidney, era tornata da Londra, aveva amiche ed amici, era volontaria Unitalsi, lavorava in una pizzeria del lungomare Falcomatà. Eppure era stata trovata esanime e subito si era parlato di suicidio. Questo il primo buco nero, quando sul posto arrivarono forze dell’ordine e mezzi di primo soccorso. Madalina si sarebbe suicidata lanciandosi da un palazzo in cui, in apparenza, non conosceva nessuno. Gabriella non si è mai arresa e si è battuta perché da subito sapeva che Madalina non si era suicidata ma che qualcuno l’aveva attirata in quel posto e si era poi sbarazzato di lei. Anche i Ris non hanno saputo spiegare da che piano era volata la giovane, non di certo dalla terrazza come si era pensato inizialmente. Cadendo, era rimbalzata su un’auto che, prima che fossero conclusi gli accertamenti, era stata portata alla rottamazione. Un corpo che precipita da un indefinito piano di un palazzo in cui abitano un giudice, un ginecologo, poi due appartamenti vuoti. Un salto nel vuoto che non si comprende per quale motivo la giovane avrebbe dovuto fare, considerato l’entusiasmo manifestato la mattina stessa della morte per la patente conseguita, considerata la voglia di partire per l’Australia.

Si indaga per istigazione al suicidio allora. Il procuratore Federico Cafiero De Raho si spinge oltre e ipotizza anche l’omicidio. Per qualche tempo si segue anche la pista romena, la pista della prostituzione, la pista del “La ragazza sapeva qualcosa su qualcuno e l’hanno messa a tacere”. Quante piste, nessun tracciato ben definito. E poi c’è il dna di un uomo trovato sugli slip di Madalina, una persona che aveva incontrato prima della tragica sera, un nome che per gli inquirenti non ha mai avuto un ruolo in questa vicenda.

Ma, a indagini concluse, dopo 4 anni e mezzo della verità non c’è traccia: restano le mezze parole, le insinuazioni, le carte da gioco e gli strani messaggi lasciati sulla tomba della ragazza, i silenzi di chi sapeva, le prove distrutte, l’autopsia fatta solo parzialmente, le mortificazioni come quelle che continua a ricevere Gabriella Agafia Cutulencu.

Sul caso da circa un anno indaga il Crime Analysts team, accanto a Petrongolo la criminologa Mary Petrillo, la psicologa Aida Falcomacaro, dalla psicologa e psicoterapeuta Rossana Putignano e il tecnico informatico Fabio Calvani.

La storia di Madalina fatta di colpi di scena e di depistaggi era finita anche a “Chi l’ha visto”. L’ultimo evento era stato una lettera anonima, arrivata ai primi di dicembre nella cassetta delle lettere di Petrongolo, in cui si faceva riferimento a fatti e persone che riguardano la morte della ragazza romena. Parole che avvaloravano maggiormente l’ipotesi che non si sia trattato di suicidio, ma di omicidio. Indicazioni probanti o depistaggio? Affermazioni fatte da chi si firma “persona amica”. Indizi e tessere di un puzzle oscuro che non sono bastati a spingere la Procura ad andare avanti. Almeno per il momento.