Michele Marcianò querela la Rai e i giornalisti di Report

2019-03-26 17:28:00 cronaca

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Michele Marcianò, già Vice-Presidente del Consiglio Comunale di Reggio Calabria e Consigliere Provinciale, in atto Presidente del Consiglio Comunale del Comune di Calanna (RC), con l’assistenza degli Avv.ti Aurelio e Steve Chizzoniti, ha querelato per diffamazione a mezzo trasmissione televisiva i vertici della RAI-TV (Presidente, Amministratore Delegato, Direttore Generale), i responsabili dalla trasmissione “Report”, unitamente alla giornalista che ha curato il servizio diffuso nella serata del 10/12/2018. Lo stesso, ritenuto dal querelante, anche all’esito delle giustificazioni prodotte dal Direttore degli Affari Legali della RAI, abbondantemente diffamatorio. L’ex Consigliere Provinciale ed i difensori, hanno presentato, attraverso il Luogotenente Piazza, Comandante la Stazione dei Carabinieri di Pellaro, un congruo dossier indirizzato al Procuratore Capo della Repubblica di Reggio Calabria, competente per territorio ex art. 30 L. n. 223/1990. L’uomo politico reggino era già insorto con un atto extragiudiziario di diffida ed invito ad adempiere, redatto dagli Avv.ti Chizzoniti, e notificato a tutti gli interessati operanti all’interno della predetta emittente televisiva, responsabile di aver richiamato un episodio inattuale, risalente a ben quasi tredici anni or sono, rivitalizzando, in barba al diritto all’oblio, l’inesistente ipotesi di connubio mafioso fra Michele Marcianò ed un sorvegliato speciale di P.S. che viveva in città frequentando la “Reggio bene”. L’assoluta estraneità di Michele Marcianò a qualsivoglia collusione è stata, addirittura, sostenuta anche dalla Procura della Repubblica reggina, che ha richiesto, al Direttore di un quotidiano nazionale, la correzione di un precedente articolo, dal contenuto identico a quanto riferito da RAI 3, attestando che “il Sig. Michele Marcianò non è iscritto nel registro degli indagati, perché non vi sono elementi a suo carico”. Gli Avv.ti Chizzoniti hanno sottolineato e documentato come il denunciante abbia da sempre esercitato una inconfutabile opzione legalitaria, per cui, lo stesso, si ritiene fortemente diffamato ed apertamente dileggiato, attesa anche l’assoluta carenza dei canoni della pertinenza, della continenza anche con riferimento alla previsione codicistica di cui all’art. 51 c.p. . La RAI, attraverso il Direttore degli Affari Legali, ha replicato ritenendo le contestazioni articolate destituite da ogni fondamento, richiamando anche la presunta attualità dei fatti prospettati in televisione, sul presupposto che gli atti dell’operazione “Meta” siano confluiti nel processo “Gotha”. Considerando, quindi, meccanicamente, e dopo ben tredici anni, decisamente attuale il contenuto della predetta trasmissione, dimenticando che né Michele Marcianò, tanto meno il suo occasionale conoscente, mai sono stati lambiti dal benché minimo brandello indiziario nei predetti processi, ove, ovviamente non sono imputati. Trascurando, altresì, che la trasmissione “incriminata”, indipendentemente dagli inesistenti coinvolgimenti processuali, traduceva spericolatamente un virulento attacco al movimento politico della Lega, per via di talune recenti adesioni alla stessa da parte di uomini politici delle regioni Campania, Puglia, Sicilia e Calabria. Ragioni del tutto estranee ai processi Meta e Gotha, strumentalmente evocati al solo fine di tentare di “confezionare” una apparente, immaginaria e surreale linea difensiva.