"Le casalingue", al teatro della Girandola in scena la storia di una mancata salvezza

2018-01-28 15:39:00 cultura

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E’ la storia di una «mancata salvezza» quella de “Le casalingue” andata in scena al teatro della Girandola di Reggio Calabria. Una pièce scritta magistralmente da Domenico Loddo, per la regia di Santo Nicito ed interpretata da due brave attrici dal nome identico: Daniela D’Agostino e Daniela D’Agostino. E l’assonanza dell’omonimia tesse una sottile ragnatela allo spettatore: Daniela e Daniela sul palco iniziano una fitta conversazione, in quella che sembra una stanza di sartoria, una colloquio comico ed irriverente, fatto di ricordi che le due hanno condiviso «da più di trent’anni». E ci sono le confidenze che sfiorano l’intimità, ci sono i “taglia e cuci” della vita di altre donne, di altre persone che oltrepassano di gran lunga la soglia del pettegolezzo. Da qui il titolo: “le casalingue”, biforcute a volte, avvelenate. Il clima è divertente, ma l’autore, getta qua e la qualche ombra, un vago sospetto, come briciole nel bosco per Hansel e Gretel, affinchè si possa trovare la giusta strada di casa e, nella pièce, la chiave di lettura, la vera interpretazione che oltre il computo dei simpatici “vaffanculo” che una Daniela annota rigorosamente su un taccuino, proferiti dall’altra Daniela.

Il titolo del pezzo teatrale è un po’ fuorviante, perché se è vero che lo scritto diverte e fa sorridere, è altrettanto vero la vena comica lascia presto spazio alla riflessione.

La malinconia dei colloqui a tratti diviene tristezza e corre sulle note delle canzoni di Sergio Endrigo che fanno da filo conduttore all’escalation di ricordi. Giunti a questo punto della storia, in una stanza quasi fuori dal tempo, le due protagoniste s’interrogano su quel bacio che si erano negate quando da adolescenti volevano non arrivare impreparate all’appuntamento con due loro coetanei. «Tu mi hai portato via il mio primo amore, tu mi hai portata via te» ripetono entrambe. E le parole sanno di amara confessione, postuma ed inutile, schiacciata dalla realtà differente. Due vite che hanno invece preso direzioni differenti: l’una è rimasta sola, non ha nessuno quando torna a casa e l’altra con un marito e ben tre figli da accudire giorno dopo giorno. Risuona allora il tema caro del destino, come in “Sliding doors”, quel bacio avrebbe potuto cambiare tutto il resto. Solo alla fine dei 50 minuti, in cui Daniela e Daniela, piangono, ridono e urlano («Siamo le custodi l’una dell’altra»), si disvela il dramma agli occhi dello spettatore, le tessere di un puzzle di non parole non dette, tornano al loro posto. E agli astanti resta un sapore amaro, quello già assaggiato, della realtà crudele e vera.