La riscoperta scientifica di una grotta spettacolare di stalattiti, dedicata al culto delle Ninfe: Fontana Ioppo

2018-01-14 11:54:00 cultura

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Di Elena Gratteri - Qualche anno fa, un gruppo rappresentativo dei comuni della Locride, tra cui Locri e Siderno, si è recato nel nord della Grecia, precisamente nella città di Kastoria, per una visita di scambio culturale, organizzata dall’Associazione Civitas Solis. Qui, tra tutto ciò che di bello offriva il territorio, c’era qualcosa di veramente straordinario che i viaggiatori si sarebbero portati a casa, serbando un ricordo perenne: la grotta del drago. Era una grotta di stalattiti, un paesaggio quasi lunare e misterioso, divenuto un’importante attrazione turistica, simile in tutto e per tutto a quello delle grotte del drago di Palma di Maiorca. Senza spostarsi troppo dai confini nazionali, anzi, rimanendo entro i confini regionali,  si può ammirare uno spettacolare paesaggio sotterraneo fatto di stalattiti anche nella Locride. E’ Sant’Ilario dello Ionio, il piccolo paesino che si sviluppa tra mare e collina, che a pochi chilometri dalla frazione Marina ospita quella che potrebbe diventare un’attrazione turistica, al pari delle suddette, non solo per la sua bellezza naturale, ma anche per il suo valore archeologico. Si tratta della Fontana Ioppo, riscoperta nell’ultimo anno grazie agli studi scientifici di  Vincenzo De Nittis, della Deputazione di Storia Patria per la Calabria. Fontana Ioppo è situata in un terreno privato e la sua esistenza venne annunciata il 22 luglio 1953, comunicando al mondo la scoperta di una grotta romana dedicata al culto delle Ninfe. La grotta era posizionata in linea d’aria di fronte a Locri Epizefiri e quindi non era lontana dalla Polis. Il rapporto visivo con la città locrese faceva pensare, secondo De Nittis, ad un legame con la Polis, da dove sicuramente provenivano i seguaci del culto delle Ninfe. Il racconto della riscoperta della Fontana Ioppo e della grotta ninfea, corroborato dalle fotografie scattate all’interno, ha catturato l’attenzione dei numerosi cultori dell’archeologia e dell’arte che il 12 gennaio si sono recati nell’antico borgo di Condojanni, frazione di Sant’Ilario dello Ionio, per partecipare all’esposizione dello studio scientifico di De Nittis, avvenuta presso i locali del centro culturale “Bruno Buchet”, concesso per la grande occasione e prima ancora di un’effettiva inaugurazione, da Francesco Mollace, Direttore di Civitas Solis.  Nel corso della sua relazione, De Nittis ha accompagnato i visitatori virtuali della fontana Ioppo per mano. Partendo dalla folta vegetazione esterna all’antro, segnale questo della presenza di acqua, andando sempre più verso l’interno, “per oltre 30 metri all’interno della collina”, attraversando l’acqua all’interno, presente copiosa nonostante l’estate torrida, sino ad arrivare, a fare una scoperta eccezionale ed inaspettata: una grotta dal tetto di stalattiti.  La camera della grotta, “il cui cielo è un continuo stillicidio” misura 6 metri e l’altezza è di 4 metri e mezzo. Il relatore - guida fa notare agli spettatori che in posizione più alta rispetto alla camera, vi è una nicchia, probabilmente destinata al posizionamento di una statua, dove sgorga ancora acqua. Altro particolare che viene evidenziato è che all’interno della camera sono stati trovati i resti di quella che sembra una vasca che guarda verso la nicchia. Tutto sembra far pensare ad un culto, quello appunto delle Ninfe, che, secondo quanto riporta Aristoxenos (IV sec. A. C.), avvenivano fuori dalla città, ektòs tes poleos, dove “le donne di Locri si precipitavano in preda all’estasi”.

Volgendo alla conclusione della sua relazione, De Nittis, illustra delle fotografie fornitegli da un Sant’Ilariese, Renato Mollica, che già nel 1992 aveva perlustrato la grotta, che all’epoca appariva asciutta. Si è dedotto, dunque, che la frana all’imbocco abbia causato la presenza di tanta acqua all’interno. Il pubblico presente, affascinato dal racconto di De Nittis, prima ancora era entrato nel clima storico – archeologico, grazie alla presentazione del progetto sui sistemi idrici ellenistici di Locri Epizefiri di Francesca Martorano, del Dipartimento PAU  dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria. Gli studi su cui si è soffermata Martorano, iniziati nel 1987, hanno riguardato l’analisi di due Fontane presenti nell’area archelogica di Locri Epizefiri: la Fontana dell’Imperatore e la grotta Caruso. Anche l’esposizione relativa ai sistemi idrici locresi è stata supportata da reperti fotografici, utili per illustrare al pubblico la possibile origine strutturale delle suddette fonti idriche della Polis.

Il pomeriggio culturale di Condojanni, svoltosi ai piedi del Castello, sito storico a cui ognuno dei relatori ha rivolto un pensiero, con la speranza dell’attuazione di una urgente tutela, ha visto intervenire, oltre ai predetti, anche il moderatore Alfredo Ruga, Funzionario Archeologo responsabile del Territorio, Anna Maria Guiducci, Soprintendente ABAP Città Metropolitana RC  e Provincia di Vibo Valentia ed il sindaco di Sant’Ilario dello Ionio, Pasquale Brizzi. L’evento, che ha avuto un grande successo ed ha visto giungere a Condojanni molte persone di fuori, si inquadra nel protocollo d’intesa per la collaborazione scientifica e di studio per la valorizzazione del territorio tra il Comune di Sant’Ilario dello Ionio e l’Università Mediterranea di Reggio Calabria.


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