LA LETTERA | Reggio Calabria, la Slovacchia e quell'amarezza di sentirsi accostati alla 'ndrangheta

2018-03-26 20:51:00 attualità

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Di G. C. - Anno 1993, tanta voglia di viaggiare, la strada da Reggio Calabria a Bratislava sembra breve perchè so che ad attendermi c'è un popolo accogliente, una famiglia di amici che con l'ospitalità e l'affetto di quei luoghi ti fanno sentire a casa. Una città stupenda e piena di storia che amava gli italiani, Reggio aveva un impulso più familiare per tanta gente che amava il nostro mare e la nostra città per gli studi compiuti presso università, per il nostro mare e la nostra ospitalità.

Anno 2018, sono trascorsi 25 anni e la voglia è tanta di ritornare in questa città molto bella sull’ansa del Danubio, ad attendermi c’è la stessa famiglia, lo stesso affetto e accoglienza di allora. Però noto che la gente in strada è cambiata, in Hotel il personale mi guarda con distacco soprattutto alla consegna del mio documento, non colgo il significato però continuo la mia permanenza. La sera di venerdi, passeggiando in quelle bellissime viuzze pulitissime e piene di negozi e luci con delle curiose statue in bronzo per le vie, sotto le mura del castello, sento un vociare in una piazza e mi avvicino per capire di cosa si trattasse, leggo dopo che erano presenti oltre 70.000 persone, rassomigliava molto alla celebrazione di una ricorrenza, tanto era l’ordine e la loro posatezza, invece per loro era il terzo venerdi consecutivo di protesta, tanti cartelli con la scritta “Mafii” mi fanno riflettere, la mia temuta apprensione diventa sempre più persuasione.

Il loro pacifico e corretto modo di protesta, seguita da uno sparuto gruppetto di poliziotti, non poteva che essere apprezzato, ma la loro protesta aveva ottenuto già un risultato, avevano fatto dimettere un politico in odore di mafia. A fine manifestazione, in cui la stragrande presenza era di giovani, a fine serata si inneggia a gran voce l'inno della loro nazione, tutti ordinatamente lasciano la piazza e riempiono le vie cittadine per far rientro a casa.

La famiglia che mi accoglie con tono garbato e sempre rispettoso, alla mia richiesta di spiegazioni, esprime un parere generale, la mia città per tutto quel popolo non era più un luogo di mare, vacanza e studi, ma una terra che aveva esportato in quel paese il peggio che si potesse fare. La "ndrangheta" di una famiglia del reggino aveva sconvolto la vita sociale e politica del loro paese, infettato la tranquilla vita di un popolo orgoglioso e pacifico, che ama il nostro paese e gli italiani.

Il mio pensiero va subito alla nostra città, alle rare manifestazioni di orgoglio e sdegno collettivo, alla piazza di Bratislava con 70.000 persone ed appena 8 o 10 poliziotti, alla nostra città dove giornalisti e polizia vengono aggrediti dopo alcuni arresti, al registro firme contro la "ndrangheta" istituito a Reggio, convinto che in Slovacchia, dove il fenomeno seppur modesto rispetto ai nostri luoghi, avrebbe probabilmente incassato la 30^ ristampa, per le firme raccolte. Lascio la città con grande amarezza, quella gente mi aveva fatto riflettere, il mio rientro diventa risentimento verso la mia terra che da sempre porto nel cuore.  


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