LA LETTERA | Madalina, quelle 27 candeline che non spegnerai…

2018-08-08 11:01:00 cronaca

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Tante volte ho scritto di te.

Ma oggi voglio scrivere a te. Madalina cara, che cos’è un compleanno? Un modo per celebrare la vita! E la tua vita oggi la celebriamo ugualmente, anche se tu non ci sei più.

 

Sei arrivata nella mia di vita in un giorno di dicembre. Distratta avevo fatto quello che il direttore mi aveva chiesto: cercare un numero di telefono e parlare con tua madre. Piangeva tua madre Madalina, nemmeno riusciva a parlare. Perché tu eri morta, con la faccia spaccata su un marciapiedi nel primo giorno di autunno. Suicidio le avevano detto… Ma quale suicidio? La mattina in cui ti aveva salutata l’ultima volta eri entusiasta per la sorpresa che le avevi fatto: avevi preso la patente, eri pronta a spiccare il volo.

Tragico infame il volo l’hai fatto da un altro posto.

Senza conoscerti, da quel momento non c’è stato un solo giorno in cui non ho lottato per te, sperato per te. Telefonate, depistaggi, chiacchiere malevole, minacce, anni in cui è successo di tutto. Ma un pomeriggio non dimenticherò mai:  quello in cui tua madre ha sfilato sul corso con la tua foto al collo, chiedendo verità e giustizia per una morte senza senso e senza spiegazioni. Era il 21 marzo 2013, un giorno che la primavera non l’ha conosciuta. Gridava tutto il suo dolore Gabriella sul corso Garibaldi, l’ha gridato fino a quando non sono finite voce e lacrime. Le persone guardavano, nemmeno sapevano cosa stesse succedendo, solo qualcuno timidamente chiedeva spiegazioni. Ma per il resto l’indifferenza.

Questa Madalina, tesoro cara, è la parola che fa più male. L’indifferenza di chi sa quello che è accaduto e la notte riesce a dormire. La domanda atroce che mi sono posta mille volte: ma se invece di essere una dolce e bella ragazza romena fossi stata la figlia di qualcuno di questi personaggi della “Reggio bene”, davanti animo e carità e dietro rancori e perversioni, si sarebbe smosso qualcosa, avrebbero trovato i responsabili di quello che è successo?

Da giornalista non avrei dovuto farmi coinvolgere ed ho sbagliato sì, ma è stato solo perché ho sentito per un istante dentro la mia pelle tutta la paura che t’ha immobilizzata nel momento in cui te ne sei andata.

Una lotta convincere il mondo che non era stato suicidio. Una lotta portata avanti con le zanne e con le unghie.

Non smetto di pensarti. E il tuo sorriso non torna. Non bastano le parole, l’amore e le poesie. Ma tu vivi.

Buon compleanno, per te ci sarò sempre, come tu ci sei.

Ti bacio

Gabriella