Inchiesta che ha sconquassato il Csm, Chizzoniti scrive a Mattarella: «Da 40 anni una super casta»

2019-06-10 18:42:00 attualità

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Pubblichiamo di seguito la lettera che l'avvocato Aurelio Chizzoniti ha scritto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella; al vice presidente del Csm, David Ermini; al presidente dell'Anm, al procuratore generale della Cassazione ed al Ministro della Giustizia.


Il mio esordio nasce sotto il peso di una duplice emozione. Una è quella del cittadino periferico, provinciale, che “osa” interloquire con le SS. in indirizzo, avvertendo il doveroso “metus reverentialis” nei confronti di quel grande ed importante “Foro” (C.S.M. – A.N.M.), gelido e severo nella sua solenne architettura, che pare impegnare un doppio “pathos” a riscaldarlo. L’altro, che riecheggia, saldamente ancorato allo sgomento ed al singhiozzo disperato che continua a tormentare le mie notti: “sospensione non basta”, “via i Giudici coinvolti”, “pressing sui componenti autosospesi”, ecc.,perseguendo, con astuzie volpine, l’improbabile recupero dell’assoluta correttezza, di fatto, mai esistita, poiché letteralmente calpestata da ambigue prassi istituzionali, ormai, alquanto consolidate. Non a caso, Sandro Pertini, già il 23/07/1981, richiamando, puntualmente, irrinunciabili e mai negoziabili canoni connessi al rigoroso rispetto sia di natura etica che deontologica, ha, con riferimento all’esercizio delle funzioni giudiziarie, “urbi et orbi” conclamato: “Non basta essere indipendenti ed autonomi, occorre anche apparire tali”.

Ciò premesso, mi sorprende, e non poco, l’ostentato stupore, lo sbandierato sbigottimento, l’esibita sorpresa e l’ipocrita meraviglia, proveniente da più parti, per i “fatti” sub iudice, laddove sarebbe stata sufficiente anche una superficiale lettura (o rilettura) del libro edito nel giugno 2009 da Bompiani, dal titolo “Magistrati. L’ultracasta”, autore l’impeccabile Stefano Liviadiotti, per prendere atto della drammatica, iniqua e tutt’altro che condivisibile, sinistra realtà che dominava e domina da oltre quarant’anni il governo del C.S.M. e dell’A.N.M.; costituendo, senza perifrasi, una invulnerabile super casta. Uno stato nello stato, governato da fazioni che si spartiscono le poltrone in base ad una ferrea logica lottizzatrice, dettando l’agenda anche alla sottomessa e passiva politica. Un impareggiabile apparato di potere che, brandendo non sempre a proposito, il pur sacrosanto vessillo dell’indipendenza, è riuscito a neutralizzare qualsivoglia forma di meritocrazia, sacrificata sul terreno dell’appartenenza correntizia. Alimentando, dunque, opinabili ed aritmetici meccanismi di carriera, incarichi extra giudiziari lautamente retribuiti, invidiabili trattamenti pensionistici e quant’altro utile alla causa, rectius, alla casta; tutelando con impegno profuso “ultra vires” le segretissime decisioni-burla della sezione disciplinare che si è esaltata assolvendo perfino una toga pedofila (pagg. 5 e ss. del testo ut supra citato). Semplicemente perché, il disinvolto Magistrato incriminato sarebbe stato abbandonato dalla “coscienza riflettente”, per cui, ritenuto impavidamente innocente, poiché qualche anno prima avrebbe sbattuto (ipse dixit!) la testa contro un ostacolo!!! Infatti, le tenebrose vicende investigate dalla Procura di Perugia e, per quanto di competenza, dal C.S.M., A.N.M., Procura Generale e Ministro (che resta un sorvegliato speciale, accerchiato da un enorme numero di Magistrati che operano intorno all’ufficio dello stesso, occupando tutti i posti chiave), non palesano alcun che di nuovo, ma, casomai, confermano e ribadiscono l’ancestrale, rinsaldata pratica istituzionale sapientemente illuminata dall’acuto Liviadiotti. Se questo è stato ed è, e probabilmente sarà, fino a quando la politica non decida di riappropriarsi del ruolo e delle funzioni costituzionalmente previste, appare, quanto mai incomprensibile, sobbalzare e trasalire, quando l’assunto ascritto ai Magistrati Palamara e Fava, appare perfettamente in sintonia con l’impuro, fangoso e decisamene melmoso passato, ex alios intensamente vissuto a diversi livelli. Tanto clamore, forse perché, questa volta, il “giocattolo” è sfuggito di mano, deragliando in termini irruenti e travolgenti, quasi fosse un incontenibile fiume in piena? “Costringendo”, per l’effetto, i vertici di riferimento a muoversi, nel contesto di un ben fortificato “modus operandi”, mai affrancato da perverse logiche spartitorie delle più ambite poltrone? C’è qualcuno, che nelle stanze dei bottoni, può negare che ogni qualvolta che il C.S.M. è chiamato ad assumere decisioni importanti in ordine al conferimento di incarichi direttivi, allo stesso, pervengono, in “perfetto orario”, voluminosi dossier, con firma apocrifa o anonimi, volti a distruggere il non gradito co-aspirante a quell’incarico? Ed allora, se nihil sub sole novum, perché sciogliersi in lacrime, simulando sbigottimento quando Palamara & Company avrebbero agito esattamente così come altri Magistrati che, ex ante, hanno impunemente esercitato la totalmente tollerata, capziosa e scandalosa opzione che ha disegnato a mano libera tutte le strategie risolutive assunte dal C.S.M. all’uopo chiamato? Quanti e quali esempi di ribellione a questo velenosissimo quanto immorale modus operativo possono essere efficacemente opposti? Nessuno!!! Fatta doverosa eccezione per il ripristino del rispetto della legalità più volte garantito, però, dall’adita Magistratura Amministrativa. Per il resto, rimane il monito dal valore sintomatologico, nella cui ottica va ricordato il grande Leonid Andreev, secondo il quale, esiste una categoria umana che, con riferimento agli schiaffi, li dà; e c’è la categoria umana dei “sottouomini” che li riceve!

Non a caso, soccorrono gli esempi illuminanti del boicottaggio del Magistrato Alberto Cisterna, già pericoloso aspirante al ruolo di Procuratore Capo reggino, aliunde non gradito; e che dire del Dott. Agostino Cordova, prima letteralmente osannato dal C.S.M., ed appena qualche mese dopo sacrificato poiché divenuto “sic et simpliciter” incompatibile con l’ambiente? Forse perché aveva cominciato ad esplorare le stanze del Comune di Napoli ove operava un Sindaco ben protetto? Oppure per le indagini sulla massoneria estese a tutto il territorio nazionale? Ed ancora, come si spiegano le prevaricazioni consumate nei confronti dei Dott.ri Salvatore Boemi e Francesco Mollace, entrambi in servizio presso la Procura reggina, a dir poco sbaragliati ed annichiliti, esattamente come avvenuto in pregiudizio del Dott. Francesco Scuderi, legittimo aspirante al posto di Procuratore Capo presso la Procura di Reggio Calabria, immolato a favore di un altro Magistrato palermitano? Mentre in questi giorni, emergono sospette e strane aggressioni “riservate” al sempre più scomodo Dott. Nicola Gratteri, già Ministro della Giustizia per qualche ora! Per non dire della clamorosa rinuncia a partecipare al briefing per l’assegnazione della Procura di Reggio Calabria, da parte di un aggiunto che dopo aver operato a Palermo, a Reggio Calabria ed a Roma, con l’ex Magistrato Pignatone, avrebbe dovuto, secondo la pianificazione ben orchestrata da pochi intimi, insediarsi proprio al vertice della Procura della città dello Stretto (sponda calabra). Ambizione strategica “coraggiosamente” rientrata per via dell’assunzione, nelle more, di Nicola Gratteri della responsabilità della Procura di Catanzaro. Ovvero, per essere ancora più chiaro, in claris non fit interpretatio, competente ex art. 11 c.p.p., per cui, l’aggiunto ha preferito… non correre rischi!

Mentre, la Chiesa (Diocesi di Vibo Valentia) e parte della politica, sono, pressoché all’unisono partiti all’assalto del Procuratore Capo di Catanzaro, nel cui panorama appare meritevole di attenzione il ruolo del Procuratore Generale, tutt’altro che occasionalmente coinvolto, forse perché titolare del potere allo stesso attribuito ex art. 412 c.p.p…. Aveva forse torto Indro Montanelli, quando il 24/08/1998, tuonò sul Corriere della Sera, affermando che: “Nella Giustizia c’è un 10% di autentici eroi pronti a sacrificare carriere e vita: ma sono senza voce in un coro di gaglioffi che c’è da ringraziare Dio quando sono mossi soltanto da smania di protagonismo”? È, quindi, contra ius contestare l’incivile ed arretrata (per usare un generosissimo eufemismo) opzione sistematicamente privilegiata, appena e pur sommariamente richiamata, sperando che la Giustizia e la verità finalmente la illuminino, riscattandola da malefici abissali e profondi che offendono l’amministrazione della stessa? E se è vero che “iustitia est fundamentum rei publicae”, la Repubblica vi chiede di essere semplicemente severi, senza infingimenti e senza strumentali finzioni utili, sempre e comunque, alla stessa “casta”! L’unica cosa che ancora credo si possa fare, pur nel martirio e nella delusione fin qui sofferta, è che non può, e non deve, ulteriormente differirsi il doveroso recupero dell’integrità e della purezza istituzionale, nei fatti mai esistita, almeno negli ultimi quarant’anni. Puntualmente sacrificata sull’altare delle mai rinunciate lottizzazioni selvagge, alla deriva ed in pregiudizio di qualsivoglia criterio meritocratico. Anche perché, non manca, e non poteva mancare, il meticoloso, sibillino e conservatore messaggio di un Magistrato in pensione, già Procuratore Capo a Palermo, che gattopardescamente interviene e pontifica: “Cambiare? Ma attenti a non…  sbagliare!”.

Rebus sic stantibus, conclusivamente, con il dovere della fede e con la fede del dovere, sempre con il cuore volto alla speranza riformatrice, non mi resta che evocare doverosamente il poeta sommo: “Qui si parrà la tua nobilitate”! Viceversa, la Giustizia fin qui non credibile, del C.S.M., dell’A.N.M., et similia, continuerà a languire nelle paludose acque di una non volutamente emendabile “crisi creativa”, indulgendo a comportarsi esattamente come la tela dei ragni, che: “Irretit muscas, transmittit aranea vespas”!!!

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