Ha aiutato un anziano espropriato della propria abitazione. Ora Klaus Davi rischia il processo

2019-02-14 13:03:00 cronaca

Il massmediologo non si arrende: continuerò a lottare per le vittime di 'ndrangheta


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Il massmediologo Klaus Davi rischia di andare a processo per aver tentato di aiutare un uomo di 80 anni abitante di Archi – il quartiere a più alta densità mafiosa il magistrato Giuseppe Gennari – a cui è stato espropriato un appartamento da oltre un anno. Il fatto è avvenuto nel giugno scorso. Davi è stato contattato da Marcello Arcudi, un ottantenne proprietario di un appartamento ad Archi, Reggio Calabria. La casa dell’anziano signore, che dista pochi metri da quella del boss Paolo Rosario de Stefano e di altri big della criminalità, era stata espropriata da una coppia il cui cognome, Rodà, è un brand ben noto in quelle zone poiché alcuni esponenti di quella famiglia sono appartenenti a uno dei clan più sanguinari della storia della malavita organizzata.

Il titolare della casa, preoccupato per l'esproprio, ha chiesto a Davi di verificare e documentare le condizioni dell'appartamento sequestrato dai Rodà, nel timore che la coppia gli avesse sottratto oggetti e di trovarlo distrutto, come avviene spesso in questi casi. L'anziano ha redatto di suo pugno, come legittimo proprietario, un documento che autorizzava il giornalista a introdursi in casa per girare il servizio.

Il massmediologo, per nulla impaurito dalla pessima fama del quartiere e dalla presenza di numerosissimi affiliati nella zona, si è recato nel condominio e si è introdotto nell'appartamento. Per farsi aprire la porta dagli occupanti si è qualificato inizialmente come operaio dell'Enel, poi, una volta entrato, si è presentato e ha filmato le condizioni della casa. Il giornalista era accompagnato dal suo operatore, da due inviati della Tv francese M6 e da due agenti della Digos che lo seguono spesso durante i suoi servizi in Calabria per decisione della Prefettura, che gli ha assegnato una scorta nel corso dei suoi spostamenti da oltre due anni. Davi e gli altri cinque uomini sono rimasti all’interno per una decina di minuti, il tempo necessario per documentare lo stato della casa.

Il servizio realizzato dal massmediologo è on line da luglio dell’anno scorso (https://www.youtube.com/watch?v=8PuCyi6iA4Q) ed è stato ripreso anche da televisioni estere. Grazie al contributo di Davi, Marcello Arcudi ha potuto constatare che numerosi gioielli e preziosi sono già spariti dall'appartamento e teme ora il peggio, qualora il tribunale di Reggio Calabria dovesse decidersi per lo sgombero. Nonostante le ripetute denunce di Arcudi, gli occupanti abusivi continuano a vivere in quell'appartamento in modo illegale.

Ora, a distanza di 8 mesi, a Klaus Davi è stato notificato un avviso di garanzia per violazione di domicilio e 'cambio di identità'. Poco  importa che il giornalista sia stato autorizzato a girare un servizio all'interno della casa sequestrata dalla delega del legittimo proprietario e che, in una lettera scritta dal questore Raffaele Grassi, uno dei più apprezzati poliziotti italiani, Klaus Davi corra seri rischi per la sua attività.

 

Klaus Davi : continuerò a difendere i diritti delle vittime di Ndrangheta 

Il massmediologo si dice “ ho la massima fiducia nel lavoro dei magistrati in terre difficili che operano  nei territori come ci sto io  . Sono certo di essere nel giusto e determinato nella volontà di continuare la mia  battaglia a favore di Marcello Arcudi e di tutte le vittime della prepotenza della Ndrangheta. ho solo cercato di documentare un palese abuso nonché una  scandalosa – e aggiungerei cronica – inadempienza dello Stato verso i più deboli. Nel massimo rispetto dei ruoli  e delle istituzioni , considero però improbabile che si  possa definire come ‘lecito’ il violento esproprio di un appartamento da parte di una coppia a danni di un vecchietto, per di più con il palese assenso della ‘Ndrangheta che controlla sistematicamente quel territorio e i cui capi risiedono in quel quartiere a pochi metri dalla cosa occupata. Detto questo se verrò rinviato a giudizio mi difenderò nelle sedi opportune perché anche questa può essere una opportunità per uscire dal cono d’ombra.”