Falcomatà-Marcianò, Chizzoniti: «Attendo fiducioso gli sviluppi del caso»

2017-07-31 16:20:00 politica

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Riceviamo e pubblichiamo dall'avvocato Aurelio Chizzoniti

Sia perché sono fermamente convinto della quotidiana attualità del pensiero di un grande milanese, Alessandro Manzoni, secondo cui “il torto o la ragione non si dividono con un taglio netto di spada”, sia, perché, ritengo altresì estremamente corretto affidarmi, sempre e comunque, ad un approccio socratico rispetto a qualsivoglia problematica, in ordine all’ormai dilagante, ancorché esplosivo scontro Falcomatà-Marcianò, attendo fiducioso, così come il popolo tutto, i fisiologici, ineludibili e multidisciplinari sviluppi del caso. Non potendo lo stesso sfuggire, per diverse ragioni già anticipate almeno da due giornalisti (Pollichieni e Cordova), alla vigile attenzione della Commissione Parlamentare Antimafia, della Questura, Carabinieri, Finanza, Polizia Locale, ecc., la cui attività investigativa ricade sotto l’imperio della solenne previsione di cui all’art. 55 c.p.p.: “la polizia giudiziaria deve, anche di propria iniziativa, prendere notizia dei reati, impedire che vengano portati a conseguenze ulteriori, ricercarne gli autori, compiere gli atti necessari per assicurare le fonti di prova e raccogliere quant’altro possa servire per l’applicazione della legge penale”. Ovviamente non può chiamarsi fuori neanche il Prefetto, già insignito da un lungimirante Falcomatà del San Giorgino d’Oro, per meriti acquisiti in appena sei mesi dall’arrivo in città (01/09/2016), mentre Marco Minniti, apicale politico dello stesso, primo calabrese e reggino ad essere stato nominato Ministro dell’Interno, evidentemente deve ancora pedalare prima che qualcuno gli riconosca i meriti di una folgorante carriera politica. È proprio vero: nemo propheta in patria… . E così, l’egocentrico rottamatore di turno, con stile ostile tutt’altro che metropolitano, dopo aver “coraggiosamente” partecipato, a mezzo edicola, alla smarrita Angela Marcianò la ritorsiva estromissione dalla Giunta, decide di esporre i fatti non alla Procura della Repubblica (comunque già a conoscenza dell’ambiguità del “paladino della legalità”), bensì alla… Commissione di Garanzia del PD! Al quale, però, per espressa quanto teatrale contestazione dello stesso, la defenestrata non è iscritta! Il satrapo di Palazzo San Giorgio si conferma, quindi, maestro del pennello impegnato a disegnare a mano libera geroglifici legalitari sulla pelle della predetta, dei dirigenti della stessa trasferiti, di operatori dell’ufficio stampa non allineati esodati a Ravagnese… . Affiora, quindi, un coacervo di suggestioni para-difensive, perfetto e travisante paradigma che ascrive all’Avv.ssa Marcianò la responsabilità di aver votato talune delibere, tentando, sol per questo, un acrobatico quanto autolesionista ed improbabile recupero della legalità. Ondeggiando pericolosamente e dimenticando, altresì, che “populas observatis alienas, obsiti plurimis urceribus” (voi state a guardare i foruncoli degli altri, mentre siete coperti di numerose pustole – Seneca, De vita beata). Ma, se Sparta piange, Atene non ride! Infatti, anche l’evanescente e cloroformizzata opposizione ricorre ad interventi di superficie, schivando la richiesta di un Consiglio Comunale ad hoc, ovvero l’istituzione di una commissione d’indagine consiliare sul gravissimo contenuto di una pluri-denuncia maturata interna corporis alla Giunta Comunale. Laddove, per molto meno, in passato, sono stati convocati tantissimi Consigli monotematici ed istituita, su imput della maggioranza, una commissione d’indagine politica, oggi quanto mai opportuna anche se fosse vero soltanto il 10% di quanto, allo stato, emerso nel campo minato “cognita causa” doviziosamente perimetrato. Anche per capire se, all’esito, andrebbe scritto un altro capitolo del sublime “Libro Cuore” (Miramare; incarichi di direzione lavori con laurea triennale a non iscritti all’albo di appartenenza, altri di manutenzione stradale conferiti a periti elettrotecnici senza alcuna conoscenza professionale che, però, impartiscono disposizioni a geometri di collaudata e provata esperienza; ecc.), oppure del traumatico “Angeli (Falcomatà et similia) e Demoni (Marcianò)”. Dimenticavo, nella “città del nulla” (termine caro al compianto Saverio Pedullà), vittima dell’effimero clamore mediatico di una svolta che tarda crudelmente a manifestarsi, da tempo “legalitariamente” non funzionano neanche i semafori… .

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