Condera, parrocchia in festa. Don Paolo: «Gente generosa e con un grande cuore»

2019-07-16 22:01:00 attualità

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«Oggi a Condera si respira un’aria nuova. Ci si prepara, dopo tanti anni, alla festa parrocchiale».

Da circa un anno don Paolo Ielo è diventato parroco di uno dei quartieri più importanti della città: Condera. La parrocchia si trova nella zona alta di Reggio Calabria ed ospita fra l’altro il cimitero monumentale della città, inglobando in sé tante realtà diverse e non sempre facili da gestire.

Dopo 15 anni a Saline Joniche, don Paolo è stato alla guida di una comunità dalla grande tradizione, portando una ventata di novità grazie all’esperienza maturata sul campo. Don Ielo è anche l’economo della diocesi, dunque, di numeri se ne intende eccome. Ma soprattutto il suo ministero ha due capisaldi: giovani e famiglie. È su questo che sta puntando.

 

Don Paolo, dopo un anno qui, che parrocchia è quella di Condera? Quali le difficoltà incontrate?

Intanto è una parrocchia diversa dalle altre, che vive della propria fisionomia. Basti pensare che ha anche una piccola frazione, Pietrastorta, dove è presente una cappella che ovviamente fa parte integrante della comunità. Direi, però, che Condera è una parrocchia a cui serve sperimentare l’appartenenza.

 

E parlando di appartenenza, potrebbe sembrare banale rilevare l’organizzazione di una festa parrocchiale. Ma qui torna dopo tanti anni. Cosa l’ha spinta a riprovarci?

Guardi, la festa è un evento che la comunità attende davvero da tanto tempo. È una delle prime cose che mi sono state chieste: riorganizzare la festa, mettendo al centro la figura di S. Elia, che è un santo che ha fatto la sua ricerca di Dio nel silenzio. Ed è quello che faremo in questi giorni. Giovedì, poi, circa 50 parrocchiani riceveranno il sacramento della cresima da Monsignor Morosini, mentre ogni giorno ci sarà un sacerdote diverso a celebrare la santa messa. Mercoledì sarà il turno del vescovo ausiliario di Messina. Ecco, posso dire certamente che è una festa attesa, sentita. Sarà una festa di piazza dove la gente riscoprirà il valore dello stare insieme. Troppe volte la parrocchia non viene più vista come la fontana del villaggio. Ed invece qui occorre riappropriarsi delle proprie origini e dell’appartenenza ad una comunità che vuole fare sul serio. Lo evinco dall’organizzazione e dal fermento che sento per questa occasione.


Che aria si respira oggi?

Mi permetta di dire una cosa a cui tengo tantissimo: se un concetto mi è chiaro, dopo questi mesi, è proprio che la gente di Condera è buona. È gente semplice, ma generosa. Attenta a quella che è la realtà che le appartiene. Oggi la parrocchia si è organizzata e strutturata, cambia fisionomia e mette al centro le famiglie. E non posso negare che si respiri un’aria nuova. Del resto tutte le rivoluzioni positive partono sempre dal basso.

 

Da giovane (ma già esperto) sacerdote, cosa consiglia ad un ragazzo che desideri sperimentare un percorso di discernimento vocazionale?

Ad un giovane che intenda fare sul serio, consiglierei di lasciarsi condurre dall’amore di Cristo nella sua vita. Questo lo si può fare solo nel discernimento che diventa preghiera e ricerca di Dio. La cosa fondamentale, per i giovani di oggi, è dare un senso alla vita. Non ci si dimentichi che dietro un prete c’è sempre un altro prete ed il discernimento non si può certo strutturarlo da oggi a domani.

 

La Chiesa e i social. Anche Papa Francesco sfrutta i nuovi canali per diffondere il Vangelo. Lei cosa ne pensa? Sono mezzi validi? E quali i rischi per i sacerdoti?

Ormai i social rivestono un ruolo fondamentale nella vita di una comunità. Tutte le informazioni si trasmettono via social network. Penso a Facebook, ma anche ai gruppi WhatsApp. Non credo siano da demonizzare, ma semplicemente da utilizzare nella maniera giusta ed equilibrata. Il Vangelo lo si può annunciare con qualsiasi strumento, ma occorre che il cuore dell’uomo sia capace e pronto ad accogliere un tale messaggio.

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