Carabinieri, operatori educativi a tutela dei giovani calabresi

2019-10-05 13:02:00 attualità

Z

Di Elena Gratteri - Quando si parla di forze dell’ordine in Calabria, la riflessione immediata delle Autorità è che il numero di carabinieri e poliziotti dovrebbe essere aumentato. 

Nella Locride, in particolare, si paventa sempre che l’inferiorità numerica delle forze dell’ordine rispetto alle famiglie di ‘ndrangheta, che popolano interi paesi, possa giocare a favore di questi ultimi. 

Il timore, però, non corrisponde alla realtà, soprattutto in virtù della qualità degli investigatori, i quali, molto spesso, seppur in minoranza, riescono a raggiungere gli obiettivi prefissati: ad esempio il ritrovamento di latitanti pericolosi e di grandi quantitativi di droga 

La superiorità numerica degli ‘ndranghetisti è dovuta, come è noto, all’organizzazione associativa familiare, quindi, ad una sorta di eredità che si tramanda da padre in figlio. 

Per contrastare il coinvolgimento dei minori nelle organizzazioni di ‘ndrangheta, un illuminato giudice del Tribunale per i minorenni di Reggio Calabria ha regalato a tanti ragazzi la libertà di scegliere la vita che avrebbero voluto, dandogli la possibilità di vivere in un altro ambiente, lontano dai condizionamenti di padri, fratelli, nonni, zii ‘ndranghetisti. 

Così, molti piccoli futuri boss del crimine organizzato sono stati allontanati dalla smania di maneggiare armi, sin dalla tenera età, ed indirizzati verso altri obiettivi, agli antipodi della cultura della ‘ndrangheta. 

Se queste tutele sono attuate nei confronti di minori che fanno parte di famiglie di ‘ndrangheta note agli addetti ai lavori, con padri e a volte anche madri in carcere, verso tutti gli altri minori, quali difese, dalla cultura o meglio dalla “non – cultura” ‘ndranghetista, si possono concretizzare? 

Proteggere i minori, che in Calabria sono quasi inconsapevolmente influenzati dall’ideologia ‘ndranghetista, è un compito che non spetta soltanto alla scuola, prima affidataria dopo la famiglia o alla Chiesa, che prende in carico i bambini già dall’inizio della scuola primaria, o alle associazioni sportive che impartiscono loro regole e disciplina, ma è anche dovere delle forze dell’ordine. 

Sì, proprio le forze dell’ordine, infatti, deputate a combattere le mafie sul terreno degli adulti, sono chiamate anche a fronteggiare la “non – cultura” mafiosa, per difendere l’innocenza di bambini e ragazzi, che vivono in ambienti contaminati. 

L’attitudine di parlare ai ragazzi, avvicinandoli alla cultura della legali, è tipica dei Carabinieri, sicuramente la prima divisa con cui si entra in confidenza sin da bambini, essendo presenti in quasi tutti i piccoli paesini. 

Attraverso la scuola, prima di tutto, l’Arma dei Carabinieri entra a contatto con i giovani, sin dalle elementari e medie, fino ad arrivare a proporre la sua “amicizia” ai ragazzi che frequentano le scuole superiori. 

Proprio con i ragazzi delle scuole superiori si possono affrontare argomenti importanti, che li vedono direttamente protagonisti, come i reati compiuti dai minori; piccoli o grandi reati che segnano l’inizio della carriera criminale di molti giovani calabresi. 

Questo è sicuramente un modo efficace per combattere la “non – cultura” ‘ndranghetista, proponendo alle giovani generazioni esempi concreti di persone, come i Carabinieri, che operano per restituire la bellezza ai paesi calabresi, deturpati dalla ‘ndrangheta.

News collegate