Prelievo mensile diretto sul conto corrente : ecco come le partite IVA pagheranno le tasse nel 2021

2020-09-04 18:18:00 economia Scritto da: c c



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Commercianti & Professionisti,  l’attendevano da anni ed ora, probabilmente anche a causa delle notevoli ripercussioni economiche dovute alla pandemia di Covid-19, il Governo ha finalmente deciso di mettere mano alla burocrazia fiscale che opprime autonomi, liberi professionisti e partite IVA.

Si preannuncia una vera e propria rivoluzione, che scardina completamente l’obsoleto sistema di calcolo e di periodizzazione, proponendo un prelievo, probabilmente mensile, su ciò che è realmente fatturato. Si pensa dunque di abolire il sistema basato sul pagamento di saldo dell’anno precedente e acconto sull’anno in corso, meccanismo che spesso si dimostra pesante è poco proficuo.

Cerchiamo dunque di capire come funzionerà il sistema e che cosa cambierà dall’anno fiscale 2021 analizzando:

  • Come funziona il sistema attuale
  • Il piacevole addio al saldo e acconto
  • Le parole di Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate
  • Riforma fiscale 2021 per la partita IVA : si pagherà di meno?
  • La nuova rivoluzione conviene di più allo Stato o ai contribuenti?

Come funziona il sistema attuale

Prima di iniziare a descrivere come si sta pensando di migliorare il sistema fiscale, è opportuno fare una precisazione in merito al funzionamento attuale, ovviamente inutile per i lavoratori autonomi che ne sono afflitti direttamente, ma indispensabile per tutti coloro che si accostano per la prima volta alla materia.

L’iter per il pagamento del gettito fiscale dei lavoratori ha un tema che può essere definito oscuro: il sistema dell’acconto IRPEF e del saldo dell’acconto IRPEF. Riassumendo in breve, possiamo dire che tale principio si basa sul fatto che, nel nostro Paese, il contribuente paga le tasse su ciò che ha dichiarato per l’anno precedente e in più, paga un acconto su ciò che sta guadagnando nell’anno corrente. In questo modo il lavoratore va a debito o a credito con il fisco in merito all’ annualità successiva.

Il pagamento all’erario avviene solitamente in due diversi momenti : il primo scade tra la fine di giugno e la metà di luglio, il secondo il 30 novembre dello stesso anno.

L’ammontare dell’acconto corrisponde al 40% dell’imponibile risultato dell’anno precedente per quanto riguarda la prima tranche. Nella seconda tranche la percentuale sale al 60%, totalizzando così un acconto del 100% dell’imponibile.

Questo meccanismo diventa decisamente duro da sostenere quando gli incassi subiscono variazioni. Il fisco presume infatti che il lavoratore guadagni la medesima cifra ogni anno e, di conseguenza, si ritrovi a pagare più o meno lo stesso importo. Come è logico pensare, il sistema può funzionare per i lavoratori che ricevono uno stipendio, ma diventa assai arduo per gli autonomi a partita IVA che hanno spesso oscillazione di entrate e che, anche nei periodi di magra, devono versare il corrispettivo relativo ai periodi più floridi.

Il piacevole addio al saldo e acconto

La riforma fiscale, di cui si ipotizza l’entrata in vigore nella seconda parte del mese di ottobre, è basata son sistema cash flow tax. Si aspira ad elaborare un pagamento mensile delle tasse della partita IVA con un preciso ammontare calcolato dall’Agenzia delle Entrate relativo esclusivamente a quanto è stato fatturato nella mensilità.

La ratio di questo nuovo sistema è spinto dall’esigenza di lasciare liquidità alle imprese e agli autonomi, semplificando la gestione e lasciando ampio margine ai nuovi investimenti. Si dirà così finalmente addio al vecchio e penalizzante sistema del saldo acconto in favore di una tassazione più equa e giusta, in quanto commisurata a guadagni reali e ai flussi di cassa del momento.

Le parole di Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate

Alla base dell’idea di riforma c’è Ernesto Maria Ruffini, direttore dell’Agenzia delle Entrate, che ha dichiarato al Corriere della Sera come questa si ancora solo una sua “riflessione”, ma che, con molta probabilità, entrerà a far parte della complessa riforma del fisco sulla quale sta lavorando il Governo Conte bis.

Secondo Ruffini, questo nuovo sistema eliminerebbe non solo lo stress e l’ansia causati dal metodo del saldo e acconto, ma anche la formazione del credito fiscale e il conseguente rimborso, che rende l’iter molto farraginoso anche per l’Agenzia. Il direttore puntualizza che il sistema potrebbe entrare in vigore per tappe, inserendo in un primo momento solo le imprese minori con contabilità semplificata. Secondo questa ipotesi, la riforma coinvolgerà quindi tutte le imprese con ricavi fino a 400.000 euro nel settore dei servizi, 700.000 euro nel segmento dei beni e le partite IVA in regime forfettario con ricami massimi di 65.000 euro. Facendo due conti possiamo dire che il sistema sarà testato su circa 3 milioni di soggetti. In un secondo momento l’iter potrà essere esteso a professionisti, autonomi e società di persone in contabilità ordinaria.

Riforma fiscale 2021 per la partita IVA : si pagherà di meno?

Il punto di forza di questa riforma si basa su un concetto di equità istantanea. In altre parole si versa nelle casse dell’erario tutto ciò che in quel momento si deve realmente. Con il sistema del saldo acconto non si pagano imponibili maggiori ma solo cadenzati in modo più complicato. Il credito/ debito di IVA permette infatti di adeguare quanto versato alla realtà.

La nuova rivoluzione conviene di più allo Stato o ai contribuenti?

Sintetizzando quella che Ruffini definisce una sua riflessione, il nuovo sistema fiscale sarà basato su prelievi mensili, o al massimo trimestrali, calcolati in modo diretto sui guadagni effettivi. Il contribuente dovrà quindi solo autorizzare l’importo e di conseguenza il pagamento.

Il vantaggio è quindi duplice: se da una parte il lavoratore non dovrà più preoccuparsi di accantonare un’ ingente liquidità nei due momenti più temuti dell’anno, dall’altra parte l’erario registrerà un flusso costante di entrate permettendo una gestione più corrette e puntuale.